SOSTENIBILITÀ: SUPERARE LA RICHIESTA INDOTTA

MONICA TRABUCCHI su Colore&Hobby Gennaio-Febbraio’25

Sostenibilità. Per i produttori è pane quotidiano, per i consumatori un po’ meno. Tra leggi cogenti e tendenze conclamate è proprio la distribuzione che può svolgere un ruolo primario nella diffusione della cultura e della consuetudine in materia, superando il concetto di richiesta indotta a favore di quella spontanea.

ADIVER – Associazione Italiana Distributori Vernici è la giovane realtà nata con l’obiettivo di qualificare la distribuzione delle vernici. Si rivolge principalmente a imprese e artigiani, con l’intento di offrire strumenti per la formazione, la comunicazione e l’implementazione della cultura del settore, anche con un’attenzione alla sostenibilità.

Maurizio Poletti, presidente dell’associazione, ha risposto ad alcune nostre domande in materia.

Di sostenibilità si parla in maniera diffusa. Ma quanto c’è di reale e quanto è frutto delle mode? Cosa c’entra la filiera dei prodotti vernicianti – dall’assortimento all’utilizzo e allo smaltimento?

Oggi assistiamo a una forte sensibilizzazione dell’opinione pubblica su questi temi. Oggi esistono normative europee che impongono dei limiti molto stringenti alla produzione e alla vendita dei prodotti. L’Europa ha imposto delle regole molto rigide per la protezione della salute e dell’ambiente. L’utilizzo è crescente e costante. L’attenzione reale nei confronti dei prodotti sostenibili da parte dei clienti è ancora inferiore alla dimensione dello sforzo sul fronte dell’offerta. I produttori stanno realizzando prodotti più sostenibili, ma la richiesta da parte dei professionisti e dei privati spesso non riflette questa consapevolezza.

Occorre quindi superare la richiesta indotta e stimolare quella spontanea.

Riciclare, ripensare, riusare, recuperare, ridurre, raccogliere: quanta chiarezza c’è in merito alle azioni legate alla sostenibilità? Nel mondo – nel settore dei prodotti vernicianti e dell’isolamento – si potrebbe omologare la cultura in tal senso?

Anche in questo caso, bisogna ricorrere agli obblighi di legge. Non vi è ancora sufficiente chiarezza sul fronte dell’utilizzatore e del professionista artigiano. Credo che le aziende produttrici si sforzino di spiegare questi aspetti attraverso la loro comunicazione relativa al prodotto e al modo di utilizzo e lo fanno spesso anche nelle riviste di settore, come la vostra, dedicando molto spazio a questi argomenti. Ma il consumatore è spesso tempestato di informazioni non sempre chiare ed omogenee. Occorre, a mio parere, informare il consumatore in modo più neutrale. Anche una larga parte di distributori spesso non conosce approfonditamente questi argomenti.

In che modo un’associazione come ADIVER può promuovere la sostenibilità e avvicinare i clienti all’utilizzo dei prodotti sostenibili?

ADIVER è un’associazione di distributori ed è uno degli asset fondamentali del nostro programma riguarda proprio la collaborazione con i produttori per trasferire nel modo più appropriato le necessità dei clienti verso chi svolge un ruolo nella produzione. Clienti nostri ma, ovviamente, anche dei singoli produttori. Per questo si tratta di un vantaggio per l’intera filiera. Molte informazioni possono essere trasmesse anche a livello visivo: per esempio, come leggere dei codici colore o, che ne so, come i rivenditori, operano in prima linea sul fronte del mercato.

Quali certificazioni di sostenibilità sono più riconosciute dai clienti artigiani e da quelli privati?

Le certificazioni di sostenibilità sono diverse e spesso molto tecniche, che non sempre i clienti riescono a comprendere. Le certificazioni sono un argomento importante, oramai indispensabile per i cantieri professionali e non essere valutate a pieno da parte dell’utente finale. È fondamentale omogeneizzare le certificazioni anche nei corsi degli incontri tecnici di formazione. ADIVER può fare molto in tal senso: informare sui concetti sostenibili e certificati, e con comunicazione trasversale nell’interesse dello stesso consumatore e della qualità del mercato.